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La responsabilità del datore di lavoro e del dirigente addetto alla sicurezza nell’impresa (Cass. VI pen. n. 6277/2008). PDF Stampa E-mail
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Scritto da Luigi De Valeri Avvocato in Roma   
Domenica 29 Marzo 2009 21:56
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La responsabilità del datore di lavoro e del dirigente addetto alla sicurezza non è esclusa dalla nomina per uno specifico stabilimento dell’impresa di un responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

 

E’ questo il principio cardine in materia di infortuni sul lavoro sancito dalla sezione VI penale della Corte di Cassazione, sentenza 6 dicembre 2007 – 8 febbraio 2008 n. 6277 la cui rilevanza sottoponiamo all’attenzione di imprenditori e dirigenti addetti alla sicurezza nelle aziende.
Nel caso particolare si era verificato l’infortunio di un operaio che nello spostare manualmente un carico pesante, perdendo la presa, era stato colpito ad una gamba.

Il legale rappresentante della società unitamente al direttore addetto alla sicurezza sul lavoro erano stati imputati del delitto di lesioni colpose gravi.

Il Tribunale di Bolzano in primo grado li aveva assolti poiché, pur costituendo la movimentazione manuale di un carico pesante costituiva omessa osservanza dell’art. 48 del D.Lgs. 626/1994, tale violazione sarebbe stata ascrivibile non agli imputati ma al responsabile del servizio di prevenzione e protezione designato dal datore di lavoro per lo stabilimento dove era accaduto l’infortunio.

La sentenza era stata appellata dal Procuratore della Repubblica e il procedimento era approdato per saltum ex art. 569 codice procedura penale, alla Corte di Cassazione.

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso rilevando che tra i destinatari del D.P.R. 547/1955 in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro sono compresi il datore di lavoro e il dirigente e quest’ultimo non si sostituisce alla mansioni dell’imprenditore condividendo con questi la responsabilità in materia di sicurezza del lavoro.

I giudici rilevano che solo se vi sia stata una delega da parte del datore di lavoro con la nomina a dirigente di persona qualificata e capace e con il trasferimento di tutti i compiti di natura tecnica e le più ampie facoltà di iniziativa e organizzazione in materia di prevenzione di infortuni potrà configurarsi in caso di incidente l’esonero da responsabilità penale del delegante.

Nel caso di specie vi era stata una designazione quale responsabile del servizio prevenzione e protezione ex art. 4, comma 4 lett. A del D.Lgs. 626/1994, e non una delega con le peculiarità indicate, figura sprovvista dei poteri di spesa e organizzativi in materia di prevenzione degli infortuni.

Nel successivo art. 9 sono indicati i compiti di tale responsabile tra cui l’obbligo di individuare i fattori di rischio e le misure di prevenzione da adottare.

Nell’eseguire tali compiti egli opera per conto del datore di lavoro che giuridicamente è nella posizione di garanzia ed infatti l’art. 89 punisce il datore di lavoro nel caso di insufficiente valutazione dei rischi.

Possiamo pertanto definire il responsabile del servizio di prevenzione e protezione un consulente del datore di lavoro i cui studi vengono utilizzati dal titolare che è chiamato a rispondere di eventuali negligenze del sottoposto.

Va sottolineato però che con il D.Lgs. 195 del 2003 il legislatore ha previsto all’art. 8bis che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione abbia una qualifica specifica e ciò comporta che egli sia ritenuto corresponsabile di un infortunio se questo evento è scaturito da una situazione di pericolo che egli aveva l’obbligo di conoscere e segnalare.

Il dirigente è pertanto investito di dettagliate responsabilità in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro come appare evidente dall’art. 4 del D.P.R. 547 del 1955 come modificato dal D.Lgs. 242 del 1996.

Pertanto i giudici della Suprema Corte hanno ritenuto che il dirigente addetto alla sicurezza sul lavoro deve ritenersi destinatario della normativa antinfortunistica iure proprio e nel caso de quo aveva l’obbligo di vigilare e provvedere alla eliminazione dei rischi connessi alla movimentazione manuale dei manufatti pesanti e doveva darne informazione diretta al datore di lavoro affinché questi provvedesse ad eliminare il rischio per la salute dei lavoratori impedendo così il verificarsi dell’infortunio.

Conclusivamente la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte di Appello per il riesame.


a cura di Luigi De Valeri, avvocato in Roma

studiolegaledevaleri.blogspot.com

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Ottobre 2009 07:09
 
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